martedì 29 ottobre 2013

La stramba persona che scrive questo blog vive a Padova da due anni e mezzo circa. Finite le superiori, ho preparato armi e bagagli e sono partita, semplicemente. Perché il bisogno di allontanarmi era più forte del desiderio di restare. Ho deciso di sfruttare le abilità manuali, per così dire, per cercare di costruirmi un futuro. Un futuro che è offuscato come la realtà d'oggi. Sono scappata forse.  Da quello che sono stata fino ai 19 anni. Da quello che gli altri vedevano in me probabilmente. Una sfigata ragazzina senza arte né parte. Né fidanzatini né talenti da esibire, tanto meno un corpo da invidiare. Anonima, ecco.
una volta, quando i giudizi mi sfioravano senza toccarmi sul serio, ero una bambina simpatica, buffa, ero il pagliaccio delle feste. E ne ero contenta, mi piaceva far ridere la gente.Non ero totalmente consapevole di quello che mi accadeva intorno. Avevo una visione superficiale delle cose o forse vedevo solo ciò che volevo vedere. Ho perso il mio spirito da bambina allegra quando ho conosciuto la cattiveria. Quando ho scoperto che il mondo ti assegna delle etichette che non sapevi nemmeno di avere. E che volendo o no, ti trapassano e restano lì, sempre.
"La grassa"
"La sfigata"
"L'imbranata"
 Potranno passare anni ed anni, ma ogni qualvolta avrai raggiunto un certo tipo di serenità, ti si faranno sentire con la stessa intensità di una volta, per ricordarti che non si cambia mai del tutto. Che le etichette sono condanne a vita.
Non puoi pensare di poter cambiare la coscienza della gente. Puoi solo decidere di essere migliore. Puoi insegnare ai tuoi i figli che la forma non caratterizza il contenuto. Che essere diversi può considerarsi solo una fortuna ormai, l'eccezione alla regola.




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